Il Disco di Teodosio
dono politico per rafforzare lealtà e rispetto

Le due città gemelle hanno in comune la sorte di casuali ritrovamenti sotto terra: Ceprano per il Cranio di Homo Cepranensis (Argil) e Almendralejo per il Disco di Teodosio. In ambedue i casi gli originali sono stati portati nelle rispettive capitali, Argil a Roma presso il Servizio di Antropologia della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, il Disco a Madrid presso l'Accademia Reale di Storia, mentre le copie hanno preso il posto in prima fila, a beneficio dei cittadini e dei turisti, quella di Argil la vediamo nel Museo Archeologico di Ceprano, mentre quella del Disco si trova in una sala museale del municipio di Almendralejo.

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Il Disco di Teodosio fu realizzato probabilmente a Costantinopoli nel 388 o nel 393, in occasione dei decennalia (decimo anniversario di regno) o, rispettivamente, dei quindecennalia (quindici anni di regno) dell'imperatore Teodosio I, il quale è raffigurato mentre consegna un codice ad un alto funzionario, affiancato dai suoi due co-imperatori, identificati con Valentiniano II (od Onorio) e Arcadio.
Si tratta di un esempio caratteristico dello stile classicheggiante dell'età teodosiana ed è considerato uno dei capolavori dell'oreficeria tardo-imperiale romana.

Questo Disco proviene da un tesoro di oggetti d'argento, che comprendeva tre pezzi, trovati nel 1847 ad Almendralejo da un gruppo di agricoltori intenti a lavorare la terra; grazie alla ricerca storica realizzata da José Ángel Calerò, si può dire che i pezzi furono rubati a Mérida, città poco distante, fondata come colonia dai soldati veterani di Augusto delle legioni V e X, gli emeriti (da cui deriva il nome di Augusta Emerita, poi Mérida). Dopo il furto i pezzi d'argento furono sepolti in territorio di Almendralejo.

È considerato il più bell'esempio di piatto di largitio («largizione») in argento con tracce di doratura sulle lettere, cioè di quella categoria di oggetti di lusso realizzati in vista delle celebrazioni imperiali (ascensione al trono e anniversario di regno in particolare) e poi offerti in tali occasioni dall'imperatore ai più importanti dignitari dell'impero: si trattava principalmente di piatti e coppe d'argento.
Le sue dimensioni sono ragguardevoli, in rapporto agli altri piatti d'argento contemporanei noti: misura infatti 74 centimetri di diametro, con uno spessore che varia tra i 4 e gli 8 mm ed un peso di circa 15 kg.
Il motivo decorativo principale è la raffigurazione dell'imperatore regnante e dei due co-imperatori. L'imperatore viene raffigurato al centro di una classica configurazione architettonica, simbolo del potere imperiale, almeno dall'epoca di Diocleziano.

Il Disco si iscrive nella lunga serie di immagini della propaganda imperiale, che prosegue nella tarda antichità la tradizione del culto imperiale ereditata dal Principato; gli stessi decennalia erano infatti una creazione di Augusto. La distribuzione di oggetti di lusso come questo disco, per celebrare solennemente questo anniversario, rientra nel programma di rafforzamento della sovranità di Teodosio I, della legittimità del suo potere e della sua dinastia.

A ben vedere, sebbene sia un esempio della produzione della propaganda imperiale di questo periodo, il Disco di Teodosio resta un'opera unica, una vera e propria icona dell'imperatore, esposta orgogliosamente dal possessore nella propria casa. Il notevole dono doveva conservare ed aumentare la lealtà ed il rispetto dell'alto funzionario che lo riceveva verso l'imperatore.

L'iscrizione indica dunque che il piatto fu prodotto in occasione dei decennalia dell'elevazione al trono di un imperatore di nome Teodosio; la presenza di due co-imperatori nella decorazione permette di identificare «THEODOSIVS» con Teodosio I e il giorno con il 19 gennaio 388, mentre l'imperatore era a Tessalonica.Spesso si ritiene il piatto di fabbricazione tessalonicese, ma considerando i tempi potrebbe essere stato commissionato a un orafo di Costantinopoli, prima che la corte fosse partita per Tessalonica.
Una lettura alternativa dell'iscrizione vede una piccola 'V' sopra la 'X' e quindi propone la lettura OB DIEM FELICISSIMVM XV, "nel giorno felicissimo del quindicesimo (anno di regno)"; questa lettura sposta l'occasione per la creazione del manufatto al 19 gennaio 393.

Quando venne scoperto, il Disco era piegato in due esattamente in mezzo, a conferma del fatto che era stato conservato per il valore del metallo prezioso, e quindi forse destinato alla fusione, invece che per la sua qualità artistica o per il suo valore storico. Il Disco era stato piegato con la faccia decorata rivolta all'interno, e paradossalmente questo ha permesso che la decorazione si conservasse meglio che se fosse stato interrato non piegato. Lo scopritore, nello spianare il piatto, praticò un'incisione lungo la piega, rompendo in due parti il piatto e distruggendo una parte della decorazione, compresa la testa dell'imperatore a sinistra e quella del funzionario davanti all'imperatore.

Nelle foto i due sindaci in occasione della prima visita organizzativa e particolare del Disco musealizzato

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a.c.

Riferimenti: portale web del comune di Almendralejo e Wikipedia

Ultima modifica:

21/08/2017

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