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El Obrero Extremeño (Il Lavoratore Estremegno)

La visita della storica sede degli artigiani è durata decisamente poco, in quanto  non  prevista nel programma ufficiale di quei giorni di ottobre dell’anno scorso; se ci sarà un’occasione futura, intendiamo visitarla con maggiore attenzione, perché la merita davvero.


Il patio coperto, il chiostro, le sale, l’arredamento, i quadri, le foto, i libri, tutto ne sa di luogo ove gli uomini e le donne hanno vissuto intensamente la passione di ritrovarsi, per condividere un evento culturale, una festa o una perdita, e di aiutare l’amico in difficoltà.

La sezione “Conosci Almendralejo” del sito web comunale, si arricchisce di un nuovo fondamentale tassello per interpretare la storia della città gemellata con Ceprano.

 

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La società "El Obrero Extremeño" è nata nel 1895 con il nome di “Sociedad de Artesanos” per iniziativa di diversi gruppi di artigiani delle specialità più diverse, che desideravano un luogo dove poter ballare, socializzare, organizzare incontri, ed in cui disporre di un fondo economico per poter ricorrere ad aiuto reciproco in caso di necessità. Da allora "El Obrero Extremeño" è diventato una delle istituzioni più antiche della città. Ha avuto 49 presidenti, tutti uomini tranne una donna, Luisa Benito, e migliaia di soci.
Il “Lavoratore Estremegno” ha avuto diverse sedi prima di occupare l’edificio attuale; dalla Plaza de Extremadura, passando per Calle Real fino all'attuale edificio, posto in Calle Carolina Coronado, che acquistò a rate, finendolo di pagare nell'anno 1955.
La ragione d’essere della Società è stata quella di dare risposte ai bisogni di ogni tempo, sempre caratterizzati dalla solidarietà tra i suoi associati; anche se l'era classica dell'aiuto reciproco fu quella che si estese fino alla guerra civile che, come in tutti gli ambiti della vita del paese, causò un rallentamento nella vita della società.

Inizialmente furono creati due tipi di aiuti, volti ad alleviare la vita dei soci per mancanza di reddito dovuta a malattia o morte. Fu creato il cosiddetto "aiuto straordinario alla morte", che consisteva nella consegna alla persona designata dal socio deceduto o dalla sua famiglia di un importo pari al numero di soci che costituivano la Società. Era il più complesso dei momenti di solidarietà poiché ad ogni morte di un compagno tutti gli altri pagavano una peseta, ma era anche il più efficace, a causa della crescita del numero di soci, fino a 1.600 negli anni trenta. Diritti che persero efficacia quando furono sostituiti da quelli statali del 1974, sebbene rispettando quelli acquisiti.

La Società divenne culturale e ricreativa, ma furono sperimentate anche nuove attività, come le borse di studio per studenti figli di soci, quelle sportive, oltre a frequenti mostre di pittura, concorsi letterari e conferenze culturali. La società è stata fiorente ogni volta che ha soddisfatto qualsiasi bisogno della comunità locale: quando ha tenuto un'Accademia di musica e fondato una Banda musicale o quando inaugurò una Scuola di Arti e Mestieri, che sarebbe poi sfociata nella Scuola di Pittura; quando non c'era la sicurezza sociale e i suoi associati erano coperti in alcuni benefici; quando la gioventù degli anni sessanta costituì una sala da ballo; quando le partite televisive di calcio iniziarono ad essere viste nelle sale, quando i grandi interpreti musicali degli anni settanta salirono sul palco.
La scuola di pittura è la più antica della città, e da questa nacque decenni fa il concorso di pittura di "El Obrero Extremeño", che ha risonanza regionale e persino nazionale ed è sponsorizzato dal Comune di Almendralejo.
Il “Lavoratore Estremegno” ha sempre cercato di adattarsi ai nuovi tempi con entusiasmo, cercando di contribuire al miglioramento della città, con i laboratori, la pittura, l'informatica, la ginnastica ed altro, senza rinunciare alla sua tradizione di più di un secolo della vita di Almendralejo.

Nella sua lunga storia, oltre 16.000 persone hanno preso parte alla vita sociale del “Lavoratore Estremegno”, e 43 presidenti diversi sono stati a capo dell'Ente, accompagnati da 430 dirigenti che hanno provato, con le luci e ombre, a fare ciò che pensavano fosse meglio per El Obrero.

L’edificio fu ristrutturato tra il 1928 e il 1930 come nuova sede della società, di fronte a Calle Carolina Coronado. L'opera presenta una ricca facciata di 23 metri, suddivisa in tre piani; alle due estremità della facciata sono collocati due manifesti ovali, con la seguente descrizione a sinistra: "Questa società fu fondata il 24 dicembre 1895, il suo primo presidente fu don Federico Zambrano González"; a destra: "Questo edificio fu inaugurato l'8 dicembre 1930, con Guillermo Barrero Fernández presidente."
All'interno, le varie sale si articolano attorno a un piccolo patio circondato da un chiostro, costituito da ampi archi semicircolari su ogni lato. Il tetto del chiostro che delimita il patio è di legno e il suo spazio si aggiunge virtualmente a quello centrale, dando origine a un ambiente di grande interesse, dal marcato carattere andaluso. L’edificio è stato dichiarato monumento patrimonio di interesse culturale, il 5 settembre 1995, per mezzo di un decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'Estremadura il 9 settembre.

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Una struttura più moderna, di stile chiaramente razionalista, situato dietro l’edificio storico, contiene il Salón Obrero, dotato di moderne sale per ristorante, banchetti e convegni.

a.c.

Ultima modifica:

09/01/2019

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