anfore

 

Le anfore di Fregellae

   Oggi siamo con il  dott. Pier Giorgio Monti nella quarta sala del Museo Archeologico di Fregellae “Amedeo Maiuri”, dove, tra gli altri, sono esposti alcuni frammenti ed un esemplare quasi completo di anfora. Insieme ad altri rinvenimenti, per il momento ricoverati in magazzino, questi pezzi hanno contribuito a ricostruire parte della breve vita della colonia latina. Nell’articolo Monti ricorda che anche il grande archeologo Amedeo Maiuri, di padre cepranese, si occupò dello studio di alcune anfore rinvenute a Fregellae, che recavano bolli greci.

Aldo Cagnacci

Staff Comunicazione MAF

 

direttore


   Le anfore forniscono un ausilio di particolare importanza per l’indagine storica dal momento che, a differenza di altre categorie di materiali (come ad esempio le ceramiche da tavola), non costituivano oggetto di scambio di per sé stesse, ma solo in quanto contenitori di merci.

   Nel mondo antico, infatti, l’anfora era il recipiente privilegiato per la conservazione e il trasporto dei prodotti alimentari liquidi e solidi: il vino, l’olio (usato sia come alimento, sia per l’illuminazione, o nella preparazione di unguenti), l’aceto, le granaglie, la frutta secca, il pesce in conserva, il garum (una salsa di pesce dal sapore forte, molto usata in cucina), il miele (lo zucchero era infatti pressoché sconosciuto ed il miele costituiva il principale dolcificante).

   Esistevano naturalmente altri contenitori fatti di materiali deperibili (otri, botti, sacchi, cesti, etc.) ma che solo in casi eccezionali sono arrivati fino a noi; la diffusione delle anfore ha quindi valore inestimabile per la ricostruzione dei traffici commerciali tra i paesi del mediterraneo. Dal momento che la maggior parte dei trasporti antichi avveniva per via d’acqua, la loro presenza nei relitti di navi che giacciono nei fondali marini, e che sono oggetto di moderni scavi subacquei, testimonia antichi naufragi lungo le rotte seguite dai mercantili.

   Sin dalla fine del III millennio a.C. fino alla tarda età imperiale romana le anfore sono state prodotte con molte varianti nella forma e nelle dimensioni, a seconda degli usi a cui erano destinate e della zona di fabbricazione; spesso vi si trova impresso un timbro con il nome del produttore o del commerciante a garanzia del contenuto (il più delle volte del vino ricercato e costoso); altre informazioni sul contenuto, la quantità o il trasportatore, erano a volte dipinte sull’anfora stessa o impresse sul sigillo di chiusura del tappo; tutte notizie preziose per la ricostruzione delle attività economiche antiche.

   Lo studioso tedesco Heinrich Dressel, alla fine del secolo scorso (1879), si dedicò allo studio delle anfore romane, riconoscendo in tutto 45 forme che ancora oggi da lui prendono il nome. Questo primo ordinamento tipologico è stato la base per i successivi studi volti al riconoscimento delle zone di produzione, dell’esatta cronologia e delle aree di diffusione delle anfore; grazie a tali ricerche possiamo oggi distinguere, anche da un solo frammento, il tipo di anfora, il suo contenuto e la sua provenienza.


anfore

   A Fregellae le anfore più diffuse sono le cosiddette greco-italiche e le Dressel 1, nelle varianti (individuate da Nino Lamboglia) A e B. L’anfora greco-italica è stata lungamente impiegata nei trasporti marittimi, dalla fine del IV secolo a.C. fino alla metà del II secolo a.C., epoca in cui fu soppiantata da un nuovo tipo di contenitore, la Dressel 1. Generalmente la Dressel 1A è considerata la forma tipica del II secolo a.C. ma essa appare ancora prodotta e diffusa negli ultimi decenni dell’età repubblicana. La Dressel 1B, pur essendo particolarmente attestata nel I secolo a.C., viene sicuramente prodotta dalla fine del II secolo a.C., come dimostra il rinvenimento di un esemplare a Fregellae, distrutta nel 125 a.C. .

   I centri di produzione delle anfore italiche sono stati, per ora, individuati nella regione di Cosa (Orbetello), di Terracina, Minturno, Sinuessa e Mondragone. Gli elementi ricorrenti ed essenziali per un luogo di fabbricazione sono: una o più fornaci, vicinanza di un corpo d’acqua, prossimità di vigne produttrici di vini celebri come il Cecubo e il Falerno, vicinanza di un porto. Per quanto riguarda Fregellae, è probabile che le anfore (più difficilmente il vino, poiché vi si coltivava la famosa vite “fregellana nigra” che dava un’ottima qualità di rosso) provenissero da Minturno, dove è attestata una fabbrica di Dressel 1 e 2/4, e dove era attivo un porto commerciale e militare. Il collegamento tra i due centri era garantito dal corso del Liri-Garigliano che doveva essere sfruttato, però, anche in senso inverso, cioè per far giungere a Minturno i prodotti fregellani che da lì partivano alla volta dei mercati stranieri.

   A Fregellae sono discretamente attestate anche anfore contenenti vino proveniente dall’isola greca di Rodi. Tale categoria di anfore recava dei timbri entro cartigli rettangolari o circolari in cui erano iscritti il nome del sacerdote di Halios e quello del fabbricante del contenitore. I timbri erano presenti su entrambe le anse. Il rinvenimento di anfore di Rodi a Fregellae è indice di contatti e scambi con il Mediterraneo orientale, possibili, come si è detto, per il tramite del porto di Minturno.

   Ci segnala il dott.Pier Giorgio Monti, già Direttore scientifico del Museo Archeologico di Fregellae, che anche il grande archeologo Amedeo Maiuri, di padre cepranese, si occupò dello studio di alcune anfore rinvenute a Fregellae, che recavano bolli greci. In un articolo apparso nel 1913 su Notizie degli Scavi di Antichità dell’Accademia dei Lincei, lamentava che in quel periodo in tutte le regioni d’Italia avvenivano rinvenimenti fortuiti di ricco materiale antiquario, tranne che a Fregellae e Fabrateria Nova, pur essendo due dei più importanti centri politici e commerciali dell’antica regione laziale. In mancanza di esplorazioni e scavi scientifici, scriveva il Maiuri, si erano permesse, tranne rarissimi casi, continue e aperte manomissioni di reperti archeologici da parte dei coloni e dei proprietari dei terreni dell’agro fregellano-fabraterno. Secondo il noto archeologo un raro esempio di buona raccolta di materiale era dato da Pasquale Cairo di San Giovanni Incarico, che aveva una piccola collezione privata di pezzi provenienti da Fabrateria Nova, tra cui tre anse di anfore con bolli, probabilmente provenienti dall’isola di Rodi, sui quali l’archeologo fece uno studio, poi riportato nell’articolo.

maturi


   Scrive Amedeo Maiuri che “per Fregllae e la vicina Campania, seguire le tracce del commercio con il Mare Egeo significa rendersi più esatta ragione del largo influsso artistico greco che permane nella ceramica locale, nelle statuette votive, nei frammenti architettonici di terracotta e in tutto il vario e molteplice uso artistico e industriale che troviamo applicato alla ceramica nelle città campane.”

______________________

traduzione di Maria Grazia Nalli

The amphorae of Fregellae

 

Today we are with Dr Pier Giorgio Monti in the fourth room of the Archaeological Museum of Fregellae “Amedeo Maiuri”, where, amongst of all the items exhibited we have some fragments and an almost entire sample of an amphora. Together with the other findings which are currently in storage, these pieces were used to reconstruct a part of the short life of the Latin colony. In the article, Monti recalls that even the great archaeologist Amedeo Maiuri, whose father was from Ceprano, did research on some of the amphorae found in Fregellae, which bore Greek stamps.

The Amphorae provide a particularly important aid for historical research since, unlike other categories of various items (such as table ceramics), they were not an item of exchange, but only containers of goods.

In the ancient world, the amphora was the privileged container for storing and transporting liquid and solid food products: wine, oil (both used as food, for illumination, or in the preparation of ointments), vinegar, grains, dried fruit, canned fish, garum (a fish sauce with a strong flavour, widely used in cooking), honey (sugar was almost unknown and honey was the main sweetener).

Nonetheless, there were other containers made of perishable materials (wineskins, barrels, sacks, baskets, etc.)  which have come down to us only in exceptional cases; the diffusion of amphorae has, therefore, an inestimable value for understanding commercial traffic between the Mediterranean countries. Since most of the ancient transportations took place by a course of water, the presence of these amphorae in shipwrecks lying on the seabed, are the aims of modern underwater excavations, testifying ancient shipwrecks along the routes followed by merchant ships.

Since the end of the third millennium BC until the late Roman imperial age the amphorae were produced with many variations in shape and size, depending on the uses for which they were intended and the area of manufacture; often a stamp with the name of the producer or the merchant was stamped on it to guarantee the content (very often with sought-after and expensive wine); and other information of the content, the quantity or carrier was sometimes painted on the amphora itself or imprinted on the seal of the cap; all valuable information for the understanding of ancient economic activities.

At the end of the last century (1879) the German researcher Heinrich Dressel, devoted himself to the study of Roman amphorae, recognizing a total of 45 shapes that still take their name from him today. This first typological order was the basis for subsequent studies aimed at recognizing the production areas, the exact chronology and areas of diffusion of the amphorae; thanks to such research we can now distinguish, even from a single fragment, the type of amphora, it's content and origin.

The most common amphorae in Fregellae are the so-called Greco-Italic and Dressel 1, in the variants (identified by Nino Lamboglia) A and B. The Greco-Italic amphora has long been used in maritime transport, from the end of the fourth century BC. until the middle of the second century BC, before being replaced by a new type of container, the Dressel 1. Generally, the Dressel 1A is considered the typical shape in the second century BC. but it still appeared to be produced and was widespread in the last decades of the Republican age. The Dressel 1B, although seemingly approved in the 1st century BC, was certainly produced from the end of the 2nd century BC, there is a specimen in Fregellae that is evidence of proof and it was found in Fregellae, (destroyed in 125 BC). 

The centres of the italic amphorae production have been, for now, identified in the region of Cosa (Orbetello), Terracina, Minturno, Sinuessa and Mondragone. The recurring and essential elements for a manufacturing site are one or more furnaces, proximity to a body of water, proximity to vineyards producing famous wines such as Cecubo and Falerno, proximity to a port. As for Fregellae, it is likely that the amphorae (unlikely for the wine, since the famous vine "fregellana nigra” was cultivated there, which gave an excellent quality of red wine) came from Minturno, where a Dressel 1 and 2/4 factories were evidenced, and had an active commercial and military port. The connection between the two centres was guaranteed by a waterway Liri-Garigliano which had to be exploited, however, also in the opposite direction, that is, to bring the products from Fregellae to Minturno and from where they were distributed off to foreign markets.

The amphorae containing wine from the Greek island of Rhodes were also discreetly confirmed in Fregellae. This category of amphorae bore stamps within rectangular or circular inscriptions in which the name of the priest of Halios and that of the manufacturer of the container were inscribed. The stamps were present on both lugs. The discovery of amphorae in Fregellae that came from Rhodes proves that there had been commercial exchanges with the eastern Mediterranean, made possible, as mentioned above, through the port of Minturno.

Dr Pier Giorgio Monti, informs us that the great archaeologist Amedeo Maiuri, (his father was from Ceprano), was interested in the study of some amphorae found in Fregellae, which bore Greek stamps. In an article that appeared in 1913 called “Notizie Degli Scavi di Antichità of the Accademia dei Lincei”, he complained that in that period in all the regions of Italy there were fortuitous discoveries of rich antiquarian material, except for Fregellae and Fabrateria Nova, despite being two of the most important political and commercial centres of the ancient Lazio region. In absence of scientific explorations and excavations, Maiuri wrote, except for very rare cases, the settlers and the owners of land in the Fregellano-Fabraterno countryside had allowed themselves to continuous and free tampering of archeologic findings. According to the well-known archaeologist, a rare sample of a good collection of material was given by Pasquale Cairo of San Giovanni Incarico, who had a small private collection of pieces from Fabrateria Nova, including three amphorae handles with stamps, probably from the island of Rhodes, on which the archaeologist could study upon and then reported it in an article.

Amedeo Maiuri writes that "for Fregellae and the nearby Campania, following the traces of trade with the Aegean Sea means becoming more accurate for the large Greek artistic influence that remains in the local ceramics, in the votive statuettes, in the architectural fragments of terracotta and throughout the various and multiple artistic and industrial uses that we find applied to ceramics in the cities of Campania."

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

Ultima modifica:

01/12/2020

Condividi

Comune di Ceprano - C.so della Repubblica - 03024 Ceprano (FR) - PEC comune.ceprano@pec.leonet.it - Centralino: 0775 91741 - P. IVA 00613310606

Il Portale Istituzionale del Comune di Ceprano è un progetto realizzato da ISWEB S.p.A.  con la piattaforma ISWEB - Content Management Framework