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Il prof. Coarelli durante una  visita guidata al MAF

 

I pavimenti fregellani

Le conquiste militari o le espansioni commerciali hanno sempre trascinato dietro di sè, come naturale conseguenza, fenomeni di scambio culturale in tutti i campi, dall’arte alla tecnica, dalla religione alle scienze. Negli eserciti in movimento o nelle spedizioni in cerca di nuovi mondi, non erano rari gruppi di persone non combattenti, ma dediti esclusivamente all’importazione o all’esportazione di ogni possibile novità culturale.
I resti dei pavimenti di Fregellae, presenti nella terza e nella quarta sala del Museo Archeologico di Fregellae “A.Maiuri” e nel parco Archeologico di Isoletta (Arce), ci raccontano non solo di una tecnica costruttiva ma della storia di una grande città che viveva pienamente gli avvenimenti del mondo allora conosciuto, assorbendo cultura in gran quantità.
In questo breve viaggio nel tempo, facciamoci guidare da Pier Giorgio Monti.

Aldo Cagnacci - Staff comunicazione

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Da Cartagine a Fregellae

di Pier Giorgio Monti

Sembrerebbe un titolo ad effetto, giusto per conquistare un po’ di lettori in più. Nulla di tutto ciò. Fregellae è stata una città veramente molto importante e visse in pieno la “globalizzazione” che l’espansione militare e commerciale romana stava determinando in quegli anni così densi di avvenimenti. Non è questa la sede per scriverne diffusamente, mi limiterò a citare alcuni esempi, più o meno noti, riservandomi di parlarne a lungo quando verrete a visitare il MAF, Museo Archeologico di Fregellae, a Ceprano, intitolato al grande archeologo cepranese Amedeo Maiuri.
Dunque, Fregellae in qualità di alleata partecipò a tutte le guerre che Roma condusse in Italia e all’estero, tra il 328 e il 125 a.C. Questa “delocalizzazione” militare, ma anche commerciale conseguente alla conquista di nuovi territori soprattutto nel mondo ellenistico, contribuì molto all’acculturamento dei fregellani. La permanenza all’estero, soprattutto in Grecia ma non solo, fece conoscere ai romani, e ai loro alleati, molte novità in tutti i campi, dall’arte alla tecnica, dalla religione alle scienze. Prova ne sia, per esempio, l’importazione del culto di Esculapio oppure la singolare somiglianza dei telamoni “vecchi” provenienti dalle terme fregellane con quelli, enormi, rinvenuti in Agrigento nel tempio di Zeus Olimpio. Anche la presenza di miti greci, rappresentati nelle terrecotte architettoniche conservate nel museo, indicano chiaramente il processo di ellenizzazione che era in atto nella società di questa grande colonia.
Tuttavia, non solo dalla Grecia arrivarono i nuovi stimoli culturali. Nella terza e nella quarta sala del museo sono esposti due pavimenti in opus signinum, detto anche cocciopesto. Erano realizzati con frammenti di terracotta misti a malta di calce e sabbia; sulla superficie, costituita da malta più fine, si inserivano alcune tessere o lastrine di pietra a formare un disegno. L’origine di questi pavimenti era quasi sicuramente punica, dunque cartaginese, come testimoniano notevoli ritrovamenti in Sicilia in contesti punici.

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Il pavimento della terza sala è decorato con tessere calcaree il cui disegno simula un tappeto decorato con un motivo a squame su tutta la superficie e con una fascia perimetrale dal disegno di svastiche alternate a quadrati con un punto centrale. Il pavimento della quarta sala presenta una semplice disposizione di tessere in calcare con al centro un medaglione circolare a forma di rosetta a sei petali in mosaico di tessere in cotto e calcare.

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Non è questa la sola testimonianza punica a Fregellae. Dopo la vittoria su Cartagine alla fine della seconda guerra punica (202 a.C.) il senato cartaginese inviò (nel 200 a.C.) una propria ambasceria a Roma per concertare le regole di resa. Leggiamo le parole di uno storico romano (Cornelio Nepote. Vita dei massimi condottieri. Annibale, 7, 2-3): “…sotto il consolato di Publio Sulpicio e Caio Aurelio… vennero a Roma ambasciatori cartaginesi per rendere grazie al Senato e al popolo romano per la pace, per offrire una corona d’oro, per chiedere nello stesso tempo che i loro ostaggi stessero a Fregellae, e per trattare la restituzione dei prigionieri. Per decreto del Senato fu loro risposto: che gradito e accetto era il loro dono; che gli ostaggi avrebbero avuto la sede richiesta; che, invece, i prigionieri non sarebbero stati resi…”.
La buona fama di Fregellae, come di una città ben organizzata, aveva evidentemente raggiunto anche la terribile nemica di Roma che la chiedeva come sede dei propri ostaggi di guerra che, in quanto tali, erano evidentemente appartenenti a famiglie aristocratiche. Un motivo in più per essere orgogliosi della nostra storia antica.
Pier Giorgio Monti

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The pavements of Fregellae

Military conquests or commercial expansions have always brought, as a natural consequence the phenomena of cultural exchange in all fields, from art to technology, from religion to science. Throughout armies in action or on expeditions in search of new worlds, it wasn’t unusual to find groups of non-fighters, but that were dedicated exclusively to the import or export of every possible cultural innovation.

 In the Archaeological Museum of Fregellae "A. Maiuri”, in the third and fourth room and also at the Archaeological Park of Isoletta, (Arce), we find the remains of pavements which not only tells us of a construction technique but also the history of a big city that fully lived the events of the world known then, soaking up a great quantity of culture.

Pier Giorgio Monti will be our guide through this brief journey through time.

a.c.

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From Carthage to Fregellae

by Pier Giorgio Monti

 

The title seems to be catchy in order to attract more readers, but, no, none of this. Fregellae was truly a very important city and fully experienced the "globalization" caused by the Roman military and commercial expansion in those years which were so full of events. This is not the place to go into this extensive subject but I shall mention some brief examples, more or less known, keeping the rest of the full history for when you come to visit the MAF, Archaeological Museum of Fregellae, at Ceprano, named after Amedeo Maiuri a great Cepranese archaeologist.

Fregellae as an ally participated in all the wars that Rome took forth in Italy and abroad, between 328 and 125 BC. This military, but also commercial "expansion" that were the results from conquering new territories, especially in the Hellenistic world, was a great contribution to culture for the Fregellans. Being abroad, especially in Greece and not only, it introduced the Romans and their allies to many innovations in every field, from art to technology, from religion to science. Proof of this is, for example, the inclusion of the cult of Aesculapius as also the similarity of the "old" telamons from the Fregellan baths to the enormous ones found in Agrigento in the temple of Olympian Zeus. The presence of Greek myths, represented in the architectural terracottas preserved in the museum, clearly indicate the Hellenization process that was taking place in the society of this great colony.

However, the cultural stimuli came not only from Greece. In the third and fourth room of the museum, two pavements in opus signinum, also called cocciopesto, are exhibited. They were made with fragments of terracotta mixed with lime, mortar and sand; the surface was made of finer mortar and then tiny stones or fragments of lime were inserted to form a design. These pavements were almost certainly Punic, therefore Carthaginian, as evidenced by a great quantity found in Sicily and Punic contexts.

The pavement of the third room is decorated with limestone fragments of which the design simulates a decorated carpet with a pattern of scales on the entire surface and with a perimeter band with the design of swastikas alternating with squares with a central point. The pavement of the fourth room has a simple arrangement of limestone fragments with a circular medallion in the centre shaped like a six-petal rosette mosaic made of terracotta and limestone fragments.

This is not the only Punic proof in Fregellae. After the victory against Carthage at the end of the Second Punic War (202 BC), the Carthaginian Senate sent (in 200 BC) its own embassy to Rome for a treaty on the rules of surrender. Here are the words of a Roman historian (Cornelio Nepote. Life of the greatest leaders. Annibale, 7, 2-3): "... under the consulate of Publius Sulpicius and Caio Aurelio ... Carthaginian ambassadors came to Rome to give thanks to the Senate and to the Romans for peace, they offered the gift of a golden crown, and requested that their hostages stay in Fregellae, and negotiated the restitution of the prisoners. The response made by the decree of the Senate stated: that their gift was appreciated and accepted; that the hostages would have the required location; but instead, the prisoners could not be returned …”.

The good reputation of Fregellae, being a well-organized city, had obviously also reached the terrible enemy of Rome who had required it be the location of their war hostages who, evidently belonged to aristocratic families. One more reason to be proud of our ancient history.

(traduzione di Maria Grazia Nalli)

 

 

Ultima modifica:

04/01/2021

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