Almendralejo, la città dei meloni

 

meloni


Prosegue il nostro viaggio virtuale nelle terre della città spagnola gemellata con Ceprano.

Oggi scopriamo con piacere una sua nuova denominazione, frutto dell’antica passione a coltivare la terra e portata avanti con fatica da un numero sempre più ristretto di fedeli coltivatori: la città dei meloni.
Un aiuto concreto a questi generosi produttori è fornito dalla Fondazione Slow Food per la Biodiversità, che riconosce in ben tre qualità di meloni una caratteristica peculiare di questo angolo meraviglioso di Extremadura e ne promuove la conoscenza.


La Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus è stata fondata da Slow Food Internazionale e da Slow Food Italia ed è l’organismo operativo per la tutela della biodiversità alimentare.
Nata a Firenze nel 2003 con il contributo della Regione Toscana, coordina e promuove i progetti di Slow Food a tutela della biodiversità alimentare in tutto il mondo: Presìdi, Arca del Gusto, Orti in Africa, Alleanza Slow Food dei cuochi e Mercati della Terra.
Attiva in oltre 100 Paesi, la Fondazione coinvolge con i suoi progetti migliaia di piccoli produttori, garantendo loro assistenza tecnica (formazioni, scambi fra produttori…), formazione e comunicazione. Inoltre predispone gli strumenti tecnici dei vari progetti (linee guida, disciplinari, manuali…), approfondisce le tematiche legate a questi progetti (agricoltura sostenibile, latte crudo, piccola pesca, benessere animale, sementi, Ogm, ecc.), divulga temi e attività relative alla biodiversità presso l’associazione attraverso attività di formazione e comunicazione. I progetti della Fondazione Slow Food sono strumenti per promuovere un modello di agricoltura, basato sulla biodiversità locale, sul rispetto del territorio e della cultura locale.

I meloni di Amendralejo sono segnalati da Slow Food Extremadura e riportati nel sito di Fondazione Slow Food, nella sezione Arca del Gusto in Spagna.
L’Arca del Gusto viaggia per il mondo e raccoglie i prodotti che appartengono alla cultura, alla storia e alle tradizioni di tutto il pianeta.
Un patrimonio straordinario di frutta, verdura, razze animali, formaggi, pani, dolci, salumi: l’Arca del Gusto segnala l’esistenza di questi prodotti e denuncia il rischio che possano scomparire.
La biodiversità agroalimentare e l’agricoltura familiare e di piccola scala sono in pericolo infatti in tutto il mondo, a causa dell’industrializzazione dell’agricoltura, dell’erosione genetica, della trasformazione degli stili alimentari, dei cambiamenti climatici, dell’abbandono delle aree rurali, delle migrazioni e dei conflitti.
L’Arca invita tutti a fare qualcosa: a volte serve riscoprire questi prodotti, riportarli sulle tavole, a volte serve raccontarli e sostenere i produttori; in alcuni casi – quando i prodotti sono specie selvatiche a grave rischio di estinzione – è meglio mangiarne meno o non mangiarli affatto, per tutelarli e favorirne la riproduzione.

Quali sono i meloni di Almendralejo onorati di tale segnalazione?

Melón Verdoso de Cuelga di Almendralejo
Dalla fine dell’Ottocento ad oggi alcune zone della Spagna si sono specializzate nella coltivazione del melone. Solitamente si tratta di zone legate all’agricoltura, nelle quali esiste una lunga tradizione di commercio locale e stagionale.
La città di Almendralejo, nella provincia di Badajoz, è conosciuta come la “città dei meloni” dato che in questa zona vengono coltivate diverse varietà antiche di questo frutto. Tra queste c’è il melone verdoso de cuelga: un melone con una buccia verde molto scuro, quasi nero, e leggermente rugosa. I frutti sono di forma allungata ed arrivano a pesare tra i 4 e i 5 kg, anche se in alcuni casi può arrivare ai 9 chilogrammi. Di gusto è abbastanza simile al melone piel de sapo (melone rospo), ma non è troppo dolce. Usato soprattutto come frutta da tavola e non vi sono dei piatti particolari legati a questa varietà. Si può considerare un “melone d’inverno” dato il consumo tardivo che avviene tra novembre e dicembre, molto dopo la raccolta. Una volta raccolti vengono appesi in luoghi freschi e ventilati, col passare del tempo diventano più dolci e si conservano fino a Natale.

Melona di Almendralejo
La melona è forse una delle vecchie varietà di Cucumis melo più apprezzate e che rendono famosa la città di Almendralejo, conferendole l’epiteto di “città dei meloni”. La melona è un frutto dalla forma arrotondata e leggermente appiattita il cui peso oscilla tra i 7 ed i 10 chilogrammi. Il frutto è di colore giallo pallido, quasi bianco, con delle macchie verdi. La polpa è molto zuccherata, dalla consistenza morbida e particolarmente fine al gusto.

Melón labrado amarillo di Almendralejo
Il labrado amarillo è una vecchia varietà di melone giallo che presenta una buccia piuttosto ruvida. Questo melone si caratterizza per grandi dimensioni, infatti il peso del frutto oscilla tra i 5 e gli 8 chilogrammi. La polpa è color avorio ed ha un sapore meno dolce rispetto ad altri tipi di melone. Per questo suo gusto particolare, viene impiegato al posto del cetriolo nella preparazione del gazpacho; si consuma comunque anche come frutta fresca.
È abbastanza difficile trovare delle fonti certe che parlino delle varietà antiche di melone in Spagna, dato che veniva considerata una coltura non da profitto bensì come qualcosa da poter vendere localmente.

Tutte queste varietà si seminano in campo a metà marzo, solitamente il giorno di San José (San Giuseppe, 19 marzo) e la raccolta avviene a luglio. Nei mesi estivi, soprattutto ad agosto, si tengono molte fiere ed eventi dove i meloneros cercano di vendere. Ogni produttore seleziona e conserva le sementi per l’anno successivo.
Conosciuta come la “città dei meloni”, ad Almendralejo c’è una lunga tradizione di vendita per strada di meloni ed angurie. I meloneros  (produttori di meloni) possono allestire i propri banchi lungo le vie principali. Negli ultimi anni una modifica alla viabilità ha fatto sì che le strade tradizionalmente dedicate ai meloneros non vengano percorse più di tanto dagli automobilisti facendo diminuire le vendite. Inoltre, ad oggi sono rimasti poco più di una dozzina di agricoltori.

Riferimenti: Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus

Ultima modifica:

23/03/2020

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