IL PELLEGRINAGGIO DI SAN MARCO

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Il mese di aprile è sinonimo di pellegrinaggio ad Almendralejo; lo abbiamo visto in questi giorni quando i nostri fratelli gemellati, nell’inviarci gli auguri per il nostro 25 aprile, ci hanno mostrato come stavano preparando la loro ancestrale festa in casa, vista l’emergenza sanitaria da Covid19.
Mentre noi festeggiamo la Liberazione avvenuta nel 1945, nella città nostra gemella da tempo immemorabile si onora San Marco, ogni 25 di aprile.

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È una festa iberica, di popolo gioioso, che ha il sapore dei riti religiosi e rurali (benedizione dei campi), che può durare tre/quattro giorni e che coinvolge istituzioni, confraternite, associazioni, scuole e cittadini, sia nella organizzazione che nella partecipazione.

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Decine di carri addobbati e migliaia di pellegrini, con il classico fazzoletto rosso al collo, formano il corteo che si snoda dalla città sino all’Eremo di San Marco.

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Molto attive l’Amministrazione Comunale, la Confraternita di San Marco e l’Associazione Culturale “Tierra de Barros”, presenti da molti anni nel coinvolgere anche i giovani, affiancando all’aspetto religioso ed enogastronomico intrattenimenti con musica e spettacoli, con il proposito di rendere la festa di San Marco "più attraente" per tutti.
Il Comune di Almendralejo, attraverso l’Assessorato ai Festeggiamenti, quest’anno ha proposto una serie di attività con il tema “Este San Marcos me quedo en casa”, soprattutto per i più piccoli, confinati nelle abitazioni da molte settimane; l’obiettivo era di offrire ai cittadini un momento di speranza e di ricordi delle tradizioni e dei costumi che tengono unito un popolo.
L’Associazione Culturale e Folcloristica Tierra de Barros ha proposto video di passate edizioni con musica e canzoni tipiche della festa di San Marco da far vedere sui principali social, soprattutto ai giovani ed ai bambini; inoltre ha proposto che nelle strade vengano suonate le musiche e le canzoni che tutti conoscono, perché usualmente cantate durante il cammino del pellegrinaggio e nel campo.

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Ma come nasce il pellegrinaggio di San Marco?
Scopriamolo in queste note tradotte da una cronaca di Francisco Zarandieta Arenas, Cronista Oficial de Almendralejo. 

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L’istituzione di una comunità di popolazione con il nome di Almendralejo è un privilegio concesso alla vicina città di Mérida nel 1327 dall'Ordine di Santiago, che aveva partecipato alla riconquista del territorio e che l'aveva ricevuto come premio per il suo ripopolamento; l’Ordine faceva parte della Provincia di León, dove aveva il suo Convento Maggiore dedicato a San Marco, nella città di León. Era naturale che alcuni eremi eretti dagli abitanti della provincia di Santiago fossero dedicati a questo santo evangelista. Dalla fine del XV secolo all'inizio del XVII secolo vengono effettuate le visite del popolo di Santiago ai loro possedimenti, dalle quali si hanno molte delle notizie che seguono.

Sin dal XVI secolo l’Eremo di San Marco ha un amministratore, con il compito di usare al meglio, soprattutto per la costruzione di una prima piccola cappella, i fondi di cui poteva disporre, non molti in verità.
Diego López de Benito González è il primo amministratore noto. La costruzione dell'Eremo ebbe inizio intorno all'anno 1507 (data in cui inizia anche la costruzione dell'eremo di La Piedad). Fu costruito su un promontorio che si affaccia sul torrente Harnina e l’amministratore iniziò il lavoro con un bilancio a favore dell'Eremo di 905,5 maravedíes, 8 mazzetti di grano e un toro chiamato San Marco, che veniva affittato per lavori agricoli. Queste risorse dovevano essere spese per costruire la cappella e, solo quando fosse terminata, doveva iniziare il corpo della chiesa.
Nel 1515, l’amministratore è Alonso Vaquero. La cappella è già elevata, sebbene non coperta. Il lavoro viene svolto molto lentamente, senza dubbio a causa della mancanza di entrate. Non ci sono notizie fino alla metà del secolo, e le poche del 1550 ancora dicono che si sta iniziando a costruire una cappella con alte mura. Tra le risorse dell’Eremo ci sono un toro e una mucca. I conti sono presi dall’amministratore del 1549, Diego Hernández; c'è qualche reddito in più, ma hanno dovuto prestare alla Parrocchia 20.000 maravedíes. All’amministratore del 1550, Gómez Fernández, viene ordinato di spendere tutti i soldi per fare la copertura, tranne 2.000 maravedis da destinare ad opere pie. Nel 1557, l'Eremo è completato, la cappella è imbiancata e l'altare, sollevato su un gradino, mostra una tela dipinta con la figura di San Marco, fiancheggiata da quelle di San Giovanni e San Matteo. L’amministratore del 1556, Rodrigo Rangel, presenta i suoi conti e consegna al suo successore nel 1557, Alonso Ortiz, la somma di 35.322 maravedíes, 4 bushel di grano e 7 di orzo; nell'inventario dei beni si segnalano un toro di nove anni, una mucca, un toro di due anni e due vitelli di un anno. È passato dunque mezzo secolo, l'Eremo è finito e San Marco è venerato sul suo altare principale.

All’inizio del XVII secolo, cinquant'anni dopo le ultime, abbiamo altre notizie dell’Eremo. I visitatori lo descrivono come una chiesa di buone dimensioni con due archi in mattoni; le pareti sono in pietra e mattoni; il soffitto in legno di pino e canna; la porta si apre ad est e sull'altare, decorato con una facciata di damasco rosso con finiture verdi, in una pala vi è la figura d'oro di San Marco.
L'Eremo si trova a una certa distanza dalla città, come altri che erano un avamposto nella difesa contro la guerra, contro le malattie, contro la peste che portò la quarantena nell'Eremo, per coloro che provenivano da luoghi sospettati di epidemia. Questi sono i tempi della lunga guerra (1640-1668) che portò all'indipendenza del Portogallo dalla monarchia ispanica. Anni in cui, tuttavia, Almendralejo è riuscita ad avere definitivamente la sua indipendenza come città.
Dopo la guerra, fu ottenuta l’autorizzazione per fondare una Confraternita di San Marco; una petizione in tal senso era stata presentata da Juan Ortiz de Paz, amministratore dell'Eremo di San Marco, Francisco González Barreñón, Francisco Hernández, Manuel Andrés, Sebastián García, Diego Hernández e Juan Guerrero, residenti in questa città, per loro e per conto degli altri fratelli che dichiararono di appartenere alla Confraternita; in virtù dell’autorizzazione che ricevettero dal Vicario Generale della Provincia di León, essi chiedevano a questa città di poter fondare la Confraternita. La petizione andò a buon fine, la città di Almendralejo ebbe la Confraternita con la quale da quel momento sarebbe stata in grado di nominare l'amministratore in ogni momento, usando il diritto di Patronato.

Le notizie sul XVIII secolo sono scarse, il che porta a pensare che l'Eremo abbia avuto un'attività irregolare durante questo secolo e che solo lo zelo del suo ultimo amministratore mantenesse la speranza di un recupero, molto difficile, tanto che alla sua morte il luogo fu abbandonato e presto sarebbe diventato solo un mucchio di rovine.
Tuttavia un evento, che lo scrittore benedettino Fray Benito Jerónimo Feijoo descrisse nel suo lavoro "Universal Critical Theater", diede vita all’idea del Festival del Toro di San Marco ad Almendralejo.
Arrivato in città durante la processione, un toro, improvvisamente impazzito, finì su una pedana con l'immagine di San Marco, gettandola a terra, passò tra la gente senza fare feriti, e quindi fuggì. Questo accadeva per la prima volta nella città di Almendralejo, e così, imitando altri luoghi, i cittadini furono incoraggiati a promuovere la Festa del Toro.

Del XIX secolo, turbolento per gli eventi bellici locali (indipendenza dal dominio francese), mancano notizie sull'Eremo o sulla festa. Solo nell'ultimo quarto di quel secolo, la stampa locale avrebbe lanciato le prime notizie giornalistiche sul pellegrinaggio del Santo, nel 1879: Ogni santo ha la sua ora. Il 25 è stata celebrata la festa di San Marco come è consuetudine in questa città, con un vasto pubblico che frequentava il sito dell'Huertas de Harnina, dove le famiglie si concedevano il godimento di pellegrinaggio, concludendo senza incidenti.
A questa breve notizia ne sarebbero seguite altre negli anni seguenti, altrettanto brevi, nella stessa rivista Almendralejo (30 aprile 1882), e ne La Hormiga (1 maggio 1892), tra le altre.

Nel XX secolo, dall'anno 1909, nonostante la piccola animazione che a quel tempo aveva questo tradizionale pellegrinaggio, che intanto era stato sostituito in importanza da quello di San Biagio, conosciamo la composizione poetica dell'autore, la più antica pubblicata e dedicata a San Marco. È dovuta a Cipriano Montero de Espinosa che ha deliziato i suoi lettori de La Voz de los Barros, con questi versi:

El veinticinco de abril
celebró su día San Marcos
y también, naturalmente,
celebrarían sus tocayos.
Sin tener una campana
San Marcos en su “cabezo”
reúne allí más devotos
que la campana en los templos.
Se ven el día de San Marcos
más meriendas en el suelo
que peces hay en el mar
y que estrellas en el cielo.
Adiós, San Marcos bendito
y celoso Evangelista,
que disfrutes muchos años
con meriendas en Harnina


Il 25 aprile
San Marcos ha celebrato la sua giornata
e naturalmente celebrarono
anche i loro omonimi.
Senza avere una campana
nella sua "testa" San Marco
raduna più devoti lì
della campana nelle chiese.
Il giorno di San Marco si vedono
più spuntini sul pavimento
che pesci nel mare
e stelle nel cielo.
Arrivederci San Marco, beato e
zelante Evangelista,
goditi molti anni
con spuntini ad Harnina


Ma senza l'Eremo, senza la Confraternita che incanalava le attività religiose del pellegrinaggio, quella festa era incompleta. E così, la festa di San Marco si avviava, tra luci ed ombre, verso la metà del XX secolo. Ma ecco che due personaggi, Juan Blasco Barquero ed il sacerdote Jesús, presero a ripercorrere l’idea di rifondare l’Eremo di San Marco e una Confraternita che curasse gli eventi del pellegrinaggio. Nel 1965 fu organizzato dalla Gioventù Maschile dell'Azione Cattolica, sotto l'ispirazione di Blasco, un pellegrinaggio “quasi completo”, perché mancavano ancora l'Eremo e la Confraternita, ma c'erano l’organizzazione, i culti religiosi in onore di San Marco, con Triduo, la processione con l'immagine del Santo, la messa della campagna e la benedizione dei campi. Hanno partecipato carri adornati artisticamente e coppie di cavalieri.
Un'altra battuta d'arresto avvenne con la morte di Juan Blasco nello stesso anno; il presidente del Centro per le iniziative turistiche, Antonio Díaz Rodríguez, continuerà poi il suo lavoro. Negli anni '70 fu istituita una Commissione Organizzativa della Confraternita di San Marco, presieduta da Francisco Muñoz Peral, che lavorò con entusiasmo, ma le circostanze gli impedirono di realizzare i suoi progetti.
Dopo alcuni anni di scoraggiamento, negli anni ’80 è sorto un rinnovato grande interesse, una nuova Commissione è stata costituita nel 1987, con José González Hortigón come presidente, che sicuramente, con il lavoro e la generosità di molte persone e l'entusiasmo di molte associazioni, avrebbe infine creato le condizioni per completare l'Eremo e rinnovare la Confraternita.
I lavori dell’eremo iniziarono il primo di maggio del 1989, con Blas Sánchez e Blas Tello che diedero avvio, con piccone e pala, agli scavi di fondazione; l’edificio fu inaugurato e benedetto dal vescovo della diocesi, Antonio Montero Moreno, in una celebrazione molto emozionante, all'interno di quello che fu lo storico pellegrinaggio del 25 aprile 1993. Il fascicolo per la nuova costituzione della Confraternita doveva aspettare ancora, e il suo Statuto venne quindi canonicamente approvato il 20 marzo 2000, nominando José González Hortigón, Guida della Confraternita.

Nel XXI secolo il lavoro di José González Hortigón è proseguito dai suoi successori nella carica, Silvestre Gómez Zafra (2005-2006), José Alberto Pérez Álvarez (2006-2016), Víctor Bautista González (2016-2017); e Catalina Pérez Preciado, attuale Guida. Il tempo del XXI secolo è stato intenso, tra gioie e dolori, come sempre; da un lato, la morte delle due Guide, José González e Víctor Bautista, e dalla Guida onoraria, il cappellano Jesús Núñez Mancera, e il buon sacerdote Jesús, che con molti altri fratelli già partecipano alla festa di San Marco dal cielo, come vuole la pietà popolare. Dall'altro, si ricordano alcune gioie: il consolidamento del festival, la costruzione della scalinata esterna, l'espansione e il miglioramento dell’area per la celebrazione del pellegrinaggio, l'istituzione del banditore comunale, il restauro dell'immagine di San Marco, la preparazione dello Scudo della Confraternita, l'installazione del grande murale con piastrelle, che racconta la storia di San Marco ad Almendralejo, sulla facciata dell'Eremo, prodotto dalla Cerámica Artística Barcarrota, inaugurato nell'aprile 2005, nonché la scultura di Don Jesús, realizzato da Sergi Ramírez Pérez, che lo rappresenta nell’atteggiamento di camminare con gli attributi del fazzoletto rosso, della verga e della medaglia del Santo, e che reca un'iscrizione con la citazione di Giovanni "Io sono la via" (14,6) ed un motto: "Con il tuo cammino ci hai insegnato a fare la nostra strada. Grazie Don Jesús".


Riferimenti:
San Marcos y Almendralejo. Documentos fundacionales y momentos para el recuerdo
Francisco Zarandieta Arenas, Cronista Oficial de Almendralejo

Ultima modifica:

29/04/2020

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